08 set 2010

Project Zero (Fatal Frame)

Inauguro una sezione dedicata alle opere horror che hanno avuto il pregio, qualcuna più di un’altra, di far sussultare più di una volta sulla propria sedia, posta in una camera rigorosamente buia ed illuminata flebilmente dal solito monitor, il videogiocatore della passata generazione.
Survival o meno, di stampo old-school o fucina sperimentale, è innegabile che il genere horror abbia conosciuto il massimo splendore in quel periodo in cui il videogioco casalingo era sinonimo di Playstation e mamma Sony dominava il mercato grazie al proprio monolite nero(Ps2), commercializzato per la primissima volta in terra giapponese il 4 marzo dell’anno 2000.

Project Zero (Fatal Frame)

Nell’ormai lontano 2001, Tecmo, nota casa di sviluppo giapponese divenuta famosa per aver dato alla luce serie di grosso calibro quali Ninja Gaiden e Dead Or Alive, presenta un titolo abbastanza innovativo per l’epoca, dotato di un gameplay tanto semplice ed immediato quanto accattivante: Fatal Frame (ribattezzato Project Zero per il mercato occidentale).
Non nascondo di aver sempre nutrito una simpatia particolare per la cultura del sol levante, per i prodotti ispirati alla tradizione giapponese più che verso le opere “confezionate” ad-hoc per il pubblico occidentale. Ecco quindi che mi trovo a preferire, cinematograficamente parlando, la saga originale di The Ring (Ringu – 1998, Rasen – 1998, Ringu 2 – 1999 ed il prequel Ringu 0 – 2000) pittosto che le versioni a stelle e strisce dei primi due capitoli, così come in ambito videoludico prediligo l’ambientazione alla Kuon piuttosto che alla Silent Hill (capolavoro indiscusso del filone horror).
Tornando a Project Zero, una volta avviato il gioco, ci ritroveremo catapultati in uno sperduto villaggio in rovina nei panni di Miku, una liceale giapponese qualsiasi che, in un'oscura notte di settembre dell’anno 1986, si introduce all’interno del Palazzo Himuro in cerca di Mafuyu: il fratello misteriosamente scomparso dopo essersi recato in quel luogo. Mafuyu era in cerca di notizie del proprio mentore Junsei Takamine, uno scrittore scrittore di romanzi horror scomparso, assieme all’editore Koji Ogata e alla sua assistente Tomoe Hirasaka (studiosa del paranormale), in circostanze del tutto misteriose. Takamine si era recato nel Palazzo Himuro in cerca di spunti utili alla stesura del libro che stava scrivendo in merito ad una oscura leggenda appartenente al folklore locale. Si narra infatti di un efferato rituale perpetrato al fine di tenere sigillato un misterioso portale che, una volta aperto, avrebbe dato modo alle anime dannate di infestare il villaggio. Le premesse non sono delle migliori, ma Miku decide comunque di avventurarsi ugualmente nel palazzo, tristemente noto per essere stato in passato scenario di rituali maledetti, armata per giunta solo di una misera torcia elettrica.
Ad un incipit di tutto rispetto, segue una trama permea di mistero, scandita da convulse visioni, instillate esotericamente da un’inquietante presenza, che si susseguono svelando man mano i brandelli di un’atroce verità. Il punto forte di questo titolo è però rappresentato dal sistema di “combattimento”, che prevede l’utilizzo di una vecchia macchina fotografica dotata di poteri mistici, introdotta nel Palazzo Himuro da Mafuyu e successivamente rinvenuta da Miku (a quanto pare un lascito della sfortunata madre), in grado di arrecare danni alle oscure presenze incontrate e di intrappolare nelle foto. Più innovativo di così….
Il tutto è poi impreziosito da un game-design più che ispirato, una grafica eccellente (ricordiamoci che parliamo del 2001 e della Play2), un comparto sonoro di grande effetto, la quasi totale mancanza di caricamenti nel passaggio fra un ambiente e l’altro e per concludere da un’atmosfera da incubo magistralmente creata grazie alla sapiente gestione delle luci, o meglio, grazie alla totale assenza delle stesse: l’unica fonte di illuminazione è la torcia elettrica, in dotazione a Miku fin dall’inizio dell’avventura, ed orientabile a proprio piacimento tramite lo stick analogico destro del pad.
Concetto ripreso di recente da Nintendo tramite il suo pluripremiato Wii: il Wiimote sembra infatti essere una formidabile torcia elettrica, come del resto sapranno tutti coloro che abbiano provato il recente Silent Hill: Shattered Memories. A dirla tutta, sembrerebbe essere anche un ottimo cellulare (The Calling docet)… ma questa è un’altra storia.
In conclusione, ritengo che Project Zero possa senz’ombra di dubbio essere iscritto alla voce must-have di tutti coloro che abbiano stretto in mano il pad della Ps2 e della prima Xbox, console appartenenti ormai al regno del retrogaming, ma che ancora oggi (specie nel caso dell’hardware Sony) sarebbe il caso di rifrequentare con cadenza periodica, fra una partita next(actual?)-gen e l’altra, magari rispolverando i vecchi capolavori come quello si qui descritto.





6 commenti:

Sara ha detto...

Posso dirti che scrivi proprio bene, cioè hai un taglio da professionista del settore, però con una marcata impronta divulgativa!
Un caro saluto!Saretta!

diobrando74 ha detto...

@Sara: "..Una marcata impronta divulgativa."

Chissà che cazzo vuol dire. Ad ogni modo ROTFL. :)

Tornando sul pezzo: paiuuuura vera! Project Zero è senza ombra di dubbio uno dei massimi esponenti del genere survival-horror ed una delle esperienze più agghiaccianti & ansiogene della mia vita (la metto subito dopo al cenone di Natale).
Mica per niente ho piantato il gioco (si fa per dire) poco oltre la metà. Mi impanicava troppo.
Certo, all'epoca non avevo ancora visto i vari Ringu e Ju-On e rìmeic ammeriggani vari.
Adesso sono, come dire, vaccinato. ;)

Black75 ha detto...

@ Sara:
Grazie mille Saretta, scrivere in effetti mi è sempre piaciuto molto, poi per questo articoletto ho pure avuto la fortuna di trovare 10 minuti di tranquillità tutti di fila... il che di questi tempi per me è proprio un lusso ^_^'

@'Brando:
come che vuol dire? vuol dire che anche se il taglio sembra da professionista (bontà di Saretta) del settore, riesco a farmi comprendere anche da chi non è strapatito di videogames!
Cmq, quest'ultima settimana mi ha fatto davvero piacere rispolverare le vecchie glorie come questa, in più ho deciso di reimpiantare da qualche parte, in maniera stabile, la cara PS2... anche perchè prima di scrivere di Hounting Ground (prossimo articoletto previsto per il "Vade retrò") lo voglio rigiocare un po'. :P

diz ha detto...

guarda faccio senza viodeogiochi, guardo la vicina di casa... brividi assicurati

Black75 ha detto...

Scattale una bella foto allora! Se la vedrai contorcersi dal dolore continua a scattare... la intrappolerai per sempre "liberandola" dal fardello che la lega alla nostra dimensione: muhuhahahahahahahaaaa!!!!! >:D

diz ha detto...

per scattare, scatto, per il resto non so però se ho quei poteri...

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